Filosofia e mito

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L’ALBA DEL PENSIERO GRECO

“Il mito si presenta come un racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva già prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo”. Così scriveva il grande antropologo J.P. Vernant, qualcosa di non legato all’invenzione personale ma alla trasmissione e alla memoria. Si avvicina alla poesia che, alle origini, si confonde con il mito, come nel caso dell’epopea omerica, con i suoi eroi e le sue vicende leggendarie. La memoria, l’oralità e la tradizione costituiscono le caratteristiche essenziali, del racconto mitico, che è, per sua natura, polisemico e si dispiega in infinite varianti e versioni multiple. Di essi si può dire ciò che Jacques Roubaud diceva dei poemi omerici: “Non sono soltanto racconti. Contengono un tesoro di pensieri, forme linguistiche, fantasie cosmologiche, precetti morali ecc. che costituiscono il patrimonio comune dei Greci dell’epoca preclassica.” La filosofia invece, il “pensiero razionale” nasce, secondo la interpretazione tradizionale, nella scuola di Mileto, nel VI secolo A.C., ove per la prima volta  “Il logos si sarebbe liberato dal mito, come la cataratta cade dagli occhi di un cieco.” (J.P.Vernant)
Il pensiero sarebbe dunque nato da se stesso, “viaggiatore senza passato e senza bagagli”, in virtù di un inizio assoluto, che costituirebbe il segno della superiorità del genio ellenico. Da tempo però questa lettura non è più accettata, è emerso via via il legame fra il pensiero razionale e il mondo mitico e religioso che lo ha preceduto, la profonda commistione fra le due dimensioni, il profondo radicamento del pensiero razionale nell’orizzonte del mito.  Per F.M. Cornford, ad esempio, la filosofia ionica non fa altro che riprendere e prolungare i miti cosmogonici e provare a rispondere, con un diverso linguaggio, alle medesime domande. Nella filosofia il mito è “razionalizzato”, cioè prende la forma di un problema formulato esplicitamente, ma il filosofo non inventa nulla, attinge da un giacimento immenso in cui i grandi problemi filosofici sono già stato posti e “ruminati”,  anche se con un diverso approccio interpretativo. Un linguaggio, quello del mito, che non scompare con l’avvento del logos, permane nel tempo, a cui lo stesso Platone farà ricorso la dove il discorso rigoroso, razionale si rivela inadeguato a dire ciò che si deve dire, avvalorando al tesi secondo cui il mito altro non è, in fin dei conti, che un’altra modalità del logos. Il corso che si sta presentando si propone di tentare, in un percorso di sette incontri, una lettura filosofica di alcuni dei più celebri miti greci, di provare a scoprire e illuminare, sulla traccia dei grandi interpreti, i contenuti filosofici nascosti dietro il linguaggio immaginifico e affascinante del mito.

    1. Il Dio dell’ebbrezza : Dioniso, la vite e la “vita indistruttibile”
    2. Il “dono del fuoco” : Prometeo e la tecnica
    3. Le rotte di Odisseo : Ulisse o dell’avventura umana
    4. La sguardo di medusa : Perseo, la morte, l’immagine
    5. I giardini di Adone : I profumi, gli aromi e il grano
    6. Il “male oscuro” : Edipo “fuori luogo”
    7. L’ “anima alata” : Platone e I miti della caverna, dell’androgino, di Eros


Docenza
: Sebastiano Sotgia
Lezioni: 7 –
Modalità: mista-In presenza e in Videoconferenza (Meet). Indicare la modalità scelta nel campo “NOTE”
Giorno e orario: venerdì,   ore 16:30 – 18:00 – inizio 06/11/2026
Periodo: novembre – dicembre
Costo IVA compresa: soci di U.A. € 100,00; non soci € 110,00

Sebastiano Sotgia
Sebastiano Sotgia

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