Per secoli in modo sempre più veloce, interrotta solo sporadicamente in tempi e luoghi, la crescita economica ha permesso a tutti di usufruire di luoghi, beni, servizi che si davano oramai per scontati.

Pur se non è mai mancata la paura di guerre ed incubi di crisi climatiche e stravolgimenti ambientali in ogni dove, per parte di noi, nel proprio immaginario, tutto era percepito al pari di un parto della fantasia catastrofista di sceneggiatori cinetografici.   All’improvviso, senza bagliori, scoppi e distruzioni tangibili attorno a noi,  un virus sconosciuto ha coinvolto velocemente il mondo assumendo la violenza di una pandemia difficilmente arginabile.E tutti si sono dovuti isolare, per evitare il contagio: il “lockdown” ci ha fatto regredire al Medio Evo nell’accezione più barbara , come l’ha definito in teleconferenza il 21 ottobre il professor Emiliano Brancaccio durante la sua lezione del corso di Geopolitica organizzato da U.A col contributo del proff. Demostenes Floros. Una occasione questa per sviscerare le problematiche globali, non più in un contesto sociale, seduti spalla a spalla ad ascoltare un relatore in una sala convegni: 88 partecipanti collegati tra loro in rete hanno ascoltato, condiviso slides, posto domande, ciascuno, dalla propria stazione privata, scrivendole di getto al moderatore proff. Vittorio Lega che poi le riproponeva sintetizzandole al docente. Anche Università Aperta  si è dovuta  così confrontare con questo invisibile nemico che ha tolto nel 2020 la socialità all’uomo, in tutti i suoi ambiti del quotidiano: dagli incontri nel lavoro, alla formazione culturale, al godimento del tempo libero cioè di quel bene davvero prezioso che  ha liberato l’uomo dall’asservimento del lavoro per la sua pura sopravvivenza. Il Consiglio di Amministrazione della nostra cooperativa si è trovato così a programmare e poi gestire  nuove forme di comunicazione culturale a distanza e non più nelle consuete forme di socialità in presenza fisica, per continuare la pluridecennale esperienza  che ha caratterizzato la sua funzione nel nostro territorio. E’ una sfida ad uno status quo di pandemia, che vorremmo breve ma col quale bisogna  imparare a convivere per non farsi annichilire spiritualmente perchè sarebbe una sconfitta anche della scienza che si è sempre impegnata a salvare la vita. La cultura ed il saper comunque fruire  delle bellezze, naturali o artistiche che ci circondano possono essere una via per contribuire ad alleviare questi nefasti effetti. In periodi come questi, pur nel rispetto di tutte le regole di sicurezza, si può allora aver occasione di visitare mostre, luoghi storico/artistici, parchi naturalistici, abitualmente soffocati da resse di visitatori.  Ci si immerge allora nella Bellezza , in un’atmosfera quasi surreale che ci dà persino l’impressione di appropriarcene in esclusiva, quasi presi da una nuova sindrome di Stendhal.

Patrizia Merletti
Consigliere di Università Aperta

Nota: l’immagine è un particolare della Predella del Polittico Griffoni riunito in mostra a Palazzo Fava (Bologna) – Francesco del Cossa XV secolo.

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