Un breve racconto inerente al "mondo che cambia" scritto dalla Prof. Roberta Mullini, consigliere di Università Aperta.....

Buona lettura a tutti!!!

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Il CdA dell’Università Aperta ai tempi del coronavirus

Dopo un fitto scambio di mail tra tutti i membri del Consiglio di Amministrazione di Università Aperta su come e dove incontrarci per la riunione del 13 marzo, si era deciso di effettuare l’incontro online, tramite un programma che ammette qualche decina di partecipanti (il CdA è di 11 persone, per chi non lo sapesse). L’alternativa sarebbe stata una sala grande in cui tutti saremmo stati alla prescritta distanza di sicurezza. La scelta era stata fatta in tempi ancor relativamente non sospetti, quando non c’erano decreti e ordinanze che vietassero gli spostamenti senza un motivo più che valido. Certo, far funzionare UA è un motivo valido, ma in tempi così duri può apparire del tutto secondario, sicuramente non legato alla sopravvivenza. E bene facemmo a scegliere lo streaming, perché non ricordo con quale decreto notturno entrarono in vigore disposizioni restrittive sugli spostamenti, per cui la soluzione della sala-con-posti-lontani non sarebbe comunque stata agibile. Noi, quindi, grazie soprattutto alla perizia e alla lungimiranza di Marilena, alle ore 18 del 13 aprile 2020, eravamo tutti in linea, collegati, visibili gli uni agli altri. Be’, è vero, qualcuno si è affacciato allo schermo del computer con un po’ di ritardo, qualcuno ha avuto bisogno di una ‘chat’ amichevole che guidasse le mosse giuste per il collegamento, ma attorno alle 18.15, voila, tutti gli undici membri erano collegati, dal presidente alla ‘new entry’ più recente. Subito qualcuno ha fatto notare che era una delle poche volte in cui il consiglio era al completo: ci voleva il coronavirus a tacitare tutti i nostri mille altri interessi e farci trovare pronti alla discussione.

In tutti si avvertiva apprensione per la riuscita di questo incontro quasi sperimentale (ma Marilena era stata così brava e paziente che si era resa disponibile a fare dei collegamenti di prova con tutti al mattino), curiosità e – perché no – anche un po’ di divertimento. C’era chi era del tutto nuovo a questo tipo di comunicazione, chi era più esperto, chi addirittura scafato (evidentemente o per familiarità con i social media o per personali competenze tecnologiche), fatto sta che gliel’abbiamo fatta (e non solo a far l’appello, ma proprio a condurre un CdA a puntino). Addirittura, c’è stato anche un accompagnamento musicale: a un certo punto Walter ha preso la chitarra e si è messo a suonare, non tanto sovrapponendosi alle voci, quanto accompagnandole con arpeggi. Personalmente non ero al corrente che per le 18 c’era un invito in tutta Italia a un flash mob musicale di solidarietà con il personale degli ospedali impegnati contro il virus e solo più tardi ho letto la musica di Walter come partecipazione all’evento. Così, anche il CdA di UA ha, pur se un po’ indirettamente, condiviso il flash mob!

Al termine dei lavori, ci siamo tutti salutati, valutando molto positivamente l’esperienza appena conclusa. Ma non è finito tutto lì. Il giorno dopo, attorno alle 15, ho pensato di scrivere a tutti per ‘ringraziarci’ a vicenda dell’incontro della sera precedente e, con mia enorme sorpresa, circa tre ore dopo da Giuseppina sono arrivati non solo una risposta-condivisione della mia mail, ma anche un VIDEO contenente il montaggio delle nostre belle faccine intente a discutere l’OdG, con un sonoro davvero azzeccato e nello stesso tempo estremamente evocativo e struggente: è la voce di Ginevra Di Marco (penso) che canta “Tutto cambia”, la versione italiana di “Todo cambia” resa famosa da Mercedes Sosa, la cantante argentina – la “cantora popular” – che la dittatura militare negli anni ’70 del secolo scorso prima imprigionò, poi costrinse all’esilio. Quindi, sì, se il messaggio di Mercedes è anche profondamente sociale, per noi quel ritornello “Cambia, tutto cambia” viene a significare le trasformazioni, il rinnovamento (in questo caso assai positivo, a mio parere) a cui siamo chiamati a rispondere, perché, come dice la canzone, “Y así como todo cambia / Que yo cambie no es extraño” (così come tutto cambia, non è strano che cambi anch’io).